Si tratta di un edificio appositamente concepito per la sua funzione di teatro, il cui riferimento stilistico prevalente architettonico e decorativo è costituito dal neoclassico e dall'eclettismo.
Progetto Teatro Alfieri
Descrizione del fabbricato antecedente all’intervento.
Davanti all'edificio é posto un piazzale separato dalla pubblica via da una cancellata metallica, attraverso un portico a volte si accede alla biglietteria e al foyer, da lì alla sala che ha pianta a ferro di cavallo, con tre ordini di palchi e un loggione.
L’edificio si eleva su 4 livelli fuori terra (il primo é lievemente rialzato): al livello terreno trovano posto il foyer, la biglietteria, il locale ad uso di bar; salendo alcuni gradini si accede alla platea, scendendo una breve rampa di scale si giunge al disimpegno per i locali di servizio seminterrati ricavati in corrispondenza dei palchi del primo ordine che consente anche di raggiungere il sottopalco e un ulteriore accesso alla platea. La platea di forma ellittica, ha un leggero declivio verso il palcoscenico, il piano di calpestio è in mattonelle di graniglia frutto di un intervento di rifacimento post bellico, in occasione del quale venne anche chiusa la buca per l'orchestra. Nel foyer due rampe contrapposte di scale consentono di raggiungere i livelli dei vari ordini di palchi fino al loggione.
Il palcoscenico è raggiungibile dal corridoio del primo ordine di palchi posto sul lato fiume.
Nel corpo di fabbrica del teatro erano stati ricavati negli anni due appartamenti per civile abitazione, posti rispettivamente al piano primo ed al piano secondo dell’immobile, nei locali sovrastanti il foyer.
Materiali e apparati decorativi.
La struttura verticale dell’edificio è in muratura di pietrame di spessore variabile fra 50 e 60 centimetri; le fondazioni sono continue anch’esse in muratura di pietra. La platea poggia direttamente sul terreno, i solai dei palchi e dei disimpegni sono in orditura lignea e tavolato; la volta acustica, che chiude in alto la sala, è realizzata con un intonaco su canniccio ed è sospesa con una struttura lignea ad archi.
La struttura del tetto è costituita da tre capriate lignee con sovrastante orditura secondaria scempiato in cotto e il manto di copertura è in laterizio (coppi).
Le capriate lignee sono realizzate con travature di grande dimensione (sez. 040x0.60x17ml) in pino rosso, l’orditura secondaria è in castagno e abete.
All’esterno sulla facciata principale è posto un grande fastigio in terra cotta con cartigli, maschere e strumenti musicali cui sono affiancati due busti, anch'essi in cotto, raffiguranti Goldoni e Alfieri; sul fronte lungo la strada statale altri due fastigi e i busti di Metastasio e di Rossini.
La sala presenta una serie di decorazioni a stucco dorato e colorato che percorrono con ali di foglie e di fiori le balaustre dei palchi e le lesene dell'arco scenico. Altri stucchi e pitture ornano il rosone centrale del soffitto da cui pende il grande lampadario d'epoca.
Al di sotto di questi sono state ritrovate, ed attualmente in fase di restauro, le originarie decorazioni realizzate ad affresco su intonaco.
Anche la volta Acustica e l’arco armonico conservano le originarie decorazioni al di sotto delle ridipinture recenti ad eccezione di alcuni settori, a seguito di infiltrazioni di acque meteoriche dal tetto i decori pittorici si sono deteriorati tanto da essere ormai illeggibili.
Non sono presenti elementi di arredo originari o di pregio ad eccezione di alcuni divani imbottiti nei palchi. Il sipario originale dipinto fu asportato durante le vicende belliche dell’inverno del 1944 e mai più recuperato. Le poltrone della sala sono in legno non imbottite con seduta ribaltabile.
Il banco della biglietteria e gli arredi del piccolo bar interno sono moderni, in legno e laminato, di nessun pregio.
Ricostruzione storica.
Il teatro Alfieri di Castelnuovo Garfagnana costituisce il teatro ottocentesco più importante della valle del Serchio, e uno dei maggiori della Provincia di Lucca.
La sua origine risale, infatti, al 1860, voluta da un gruppo di maggiorenti locali fra cui spiccano il conte Giovanni Carli e Antonio Vittoni- singolari figure di uomini di affari non nuovi a portare avanti, nell'ambito dei modesti orizzonti imprenditoriali della Garfagnana, interventi di grande respiro economico e sociale.
Il conte Carli stesso progettò la struttura ispirandosi probabilmente ad elementi tradizionali e decorativi presenti nel teatro del Giglio di Lucca, episodio che costituisce la matrice dell'architettura teatrale ottocentesca per tutta la provincia. Studi per il teatro furono comunque commissionati anche all’Arch. Giuseppe Pardini, attivo nella stessa epoca a Lucca, ove si occupava del nuovo ospedale Galli Tassi.
Nell'agosto del 1860 fu celebrato un evento di massima rilevanza nell'ambito della comunità cittadina, l'inaugurazione del nuovo teatro intitolato a Vittorio Emanuele Re d'Italia. Il merito di tanto fu principalmente dovuto ai due fratelli conti Luigi e Giovanni Carli e ad Antonio Vittoni, alcuni fra i più brillanti protagonisti della vita politica ed economica della Valle. La stessa ideazione e realizzazione del teatro rappresentò un importante contributo alla vita culturale. Castelnuovo aveva già un piccolo teatro accademico: si trattava di una sala posta al centro del paese nei pressi della piazza delle Erbe, ricavata alla fine del '700 trasformando un vecchio edificio religioso in disuso: l'oratorio del Suffragio. Ma l'angustia del luogo e le precarie condizioni dell’edificio fecero sì che fosse prevalentemente adibito a spettacoli di compagnie locali.
Diversamente da Bagni di Lucca che si era dotato in quegli anni di un nuovo teatro Accademico, e da Barga dove intensa era l’attività di quello “Dei Differenti”, Castelnuovo veniva così ad avvertire la mancanza di un edificio in grado di poter ospitare spettacoli moderni quali l’opera e il melodramma, dotato cioè di un ampio palcoscenico, di quinte e di una capace buca per l’orchestra. Per colmare questa esigenza i conti Carli e Antonio Vittoni, fra loro legati da rapporto di parentela, si fecero promotori di una società per la costruzione di un nuovo teatro, di cui detenevano la maggioranza delle azioni, raccogliendo fondi mediante la vendita anticipata dei palchi che furono acquistati, in gran numero, dalle famiglie maggiorenti del paese.
Il luogo prescelto per ospitare il grande fabbricato fu un vasto terreno fuori del centro abitato, nel pressi del borgo di Santa Lucia; nel progetto, frutto dell'eclettica intelligenza di Giovanni Carli, non nuova ad occuparsi di architettura, si ritrovano alcuni temi compositivi e decorativi già sperimentati dal Lazzarini nel teatro del Giglio di Lucca. L'edificio presentava un ampio atrio, la platea a forma di ferro di cavallo, tre ordini di 17 palchi più il loggione; il palcoscenico era dotato di quinte, fondali e sipario dipinto; nel retropalco oltre ai camerini, esisteva un ricco corredo di macchine teatrali.
Un misurato uso degli elementi decorativi conferiva alla grande sala caratteri di sobria eleganza; le opere pittoriche furono realizzate dal castelnovese Davide Franchi.
Ad alleggerire la massa muraria esterna fu costruito il loggiato frontale che dava accesso alla biglietteria, al foyer e alla sala; festoni e statue in terracotta dipinti e finto marmo e raffiguranti musicisti e commediografi ornavano i prospetti.
Al tanto atteso evento dell'inaugurazione accorse una grande folla da tutti i paesi della zona: la sera del 22 agosto 1860 il sipario si alzava dando inizio con il melodramma "La straniera" di Vincenzo Bellini alla prima stagione teatrale. Incominciò così un'intensa attività che vide avvicendarsi sul palcoscenico del nuovo teatro compagnie di fama nazionale che portarono in Garfagnana il meglio della produzione lirica del momento.
In seguito al declino della fortuna della famiglia Carli, culminato con il fallimento del Banco di Sconto nel 1897, il teatro veniva venduto all'asta. Dopo alcuni anni di inattività riprese l'organizzazione degli spettacoli: un nuovo imprenditore, Marcello Bonini, dette il via ad una lunga serie di stagioni con spettacoli lirici, di prosa ed intrattenimenti musicali che riscossero ampi consensi di pubblico.
L’edificio ha superato indenne i bombardamenti della seconda guerra mondiale, che distrussero gran parte del centro storico di Castelnuovo di Garfagnana tuttora in questo periodo, gli scenari e il sipario dipinto furono distrutti, gran parte degli arredi dispersi.
All’indomani della Liberazione il teatro, reintitolato a Vittorio Alfieri, riprese l’attività come sala cinematografica, e solo saltuariamente è stato utilizzato per rappresentazioni di prosa, fino alla sua totale chiusura avvenuta nel 1990.
Sede di diverse manifestazioni, culturali e politiche, tra queste si ricorda il Convegno Nazionale, “come difendersi dai terremoti”, realizzato nell’anno 1981, all’indomani del terremoto dell’Irpinia, in collaborazione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche. Evento che produsse la prima microzonazione degli edifici del Comune di Castelnuovo di Garfagnana.
Fonti bibliografiche.
- Raffaello RAFFAELLI, Descrizione geografica storia economica della Garfagnana, Tipografia Giusti, Lucca 1879, pag,. 49:
Costruito ed aperto al pubblico nel 1860 dai fratelli Luigi e Giovanni Carli, e dal cavaliere Antonio Vittoni, i quali ne sono per conseguenza proprietari. Quanti lo veggono ne ammirano la bellezza, l'armonia delle parti, la bene intesa parsimonia e distribuzione degli ori, degli ornati, de' fregi che danno tale un'aria di sveltezza, di eleganza, e di grazia all'insieme dei lavori, da emulare e da vincere eziando, specialmente nell'interno, molti alti teatri delle città italiane. Ne fece il disegno il conte Giovanni Carli, che vegliò al continuo all'esecuzione; la pittura é opera dell'altro nostro concittadino dottor David Franchi.
- Pietro Luigi BIAGIONI. Il teatro Alfieri di Castelnuovo, in “La Rocca” Castelnuovo Garfagnana, ott-dic. 1990, n. 2.
- Gabriele Morelli Giuseppe Pardini architetto
- Lorenza Rossi “I Conti Carli di Castelnuovo di Garfagnana, Nobiltà e progresso nell’Italia del XIX secolo”
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